Crisi migranti Ue: Bielorussia ne rimpatria 400, tutti i campi sgomberati, Polonia ne arresta 100 (video)

La crisi dei migranti è ormai un’emergenza umanitaria sotto gli occhi dei governi e delle istituzioni. Anche l’ultimo campo improvvisato accanto al varco di Kuznica, lungo il confine tra Bielorussia e Polonia, è stato sgomberato, su pressione delle autorità locali polacche. C’è chi ha trascorso la notte al gelo, chi ha trovato un rifugio in un centro logistico che già ospita 1000 persone. Centinaia stanno per essere rimpatriati in Iraq. Delle 430 persone che hanno volato da Minsk, 390 sono scese all’aeroporto internazionale di Erbil, nella regione settentrionale del Kurdistan iracheno, prima che il volo proseguisse per Baghdad.

Sono sempre migliaia le persone che ora senza medicine, abiti caldi, cibo mentre si conta la 13esima vittima da quando è iniziato il massiccio trasferimento di rifugiati alla frontiera con la Polonia. Questa volta è un bambino siriano di un anno, morto per il freddo. Insieme alla famiglia, denuncia il Centro polacco per l’aiuto internazionale, era rimasto nella foresta per sei settimane. Gli attivisti sul posto chiedono aiuti immediati, secondo la portavoce del presidente Lukashenko, l’Unione europea starebbe creando un corridoio. La situazione è allarmante, fanno sapere da Bruxelles, e occorre agire con urgenza per proteggere la vita delle persone.

L’Europa a sostegno della Polonia

L’Unione Europea ha stretto i ranghi con la Polonia, sostenendo le sue operazioni per bloccare l’ingresso nel Paese dei migranti accampati in Bielorussia. Parlando durante una visita a Varsavia, il ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer ha chiarito che non ci sarebbe stata per loro alcuna possibilità di asilo nel suo Paese. “E’ circolata una informazione falsa cioè il fatto che il governo federale tedesco sarebbe disposto a portare un certo numero di questi rifugiati in Germania. Si parlava di 2.000 persone. Ho immediatamente contattato il cancelliere e ho ricevuto informazioni chiare che si trattava di un rapporto falso”: ha detto Seehofer. Ma ci sono ancora centinaia di migranti che aspettano pazientemente al confine polacco, nonostante le temperature più basse e le condizioni difficili, per raggiungere l’UE. Per la nostra inviata in Polonia Orientale Valerie Gauriat la situazione resta piuttosto grave: ” È stata un’altra giornata di intensa attività da parte delle forze di sicurezza sul versante polacco, come è lo stato per tutta la settimana. Gli attivisti ci stanno dicendo da una settimana che praticamente non ricevono chiamate di soccorso dai migranti, non perché non ci siano disordini, ma perché non arrivano e quelli che passano corrono grossi rischi. La cosa preoccupa anche la popolazione locale. Hanno sostenuto la massiccia presenza dei militari, della polizia e delle guardie, ma sono comunque preoccupati per il fatto che ci saranno più vittime. In realtà, sono sicuri che ci saranno altre vittime nelle prossime settimane e questo potrebbe accadere proprio attorno alle loro case”.

Al check point di Kusnica, sul confine orientale tra Polonia e Bielorussia, i migranti attendono al bivacco: uomini, donne, interi nuclei familiari. La pressione non si allenta, nonostante le autorità bielorusse stiano trasferendo alcuni profughi nei centri di accoglienza, misura insufficiente per il Parlamento polacco, che dovrebbe prorogare lo stato di emergenza. Intanto, le forze di sicurezza polacche hanno tratto in arresto un centinaio tra migranti e richiedenti asilo, che avevano cercato di entrare nel Paese.

Minsk parla con Bruxelles sui migranti

Alcune migliaia di migranti, principalmente provenienti dal Medio Oriente, sono accampati da giorni lungo il confine polacco, sul lato bielorusso, sperando di entrare nell’Ue. L’Occidente accusa Minsk di orchestrare il flusso migratorio, in risposta alle sanzioni contro la Bielorussia dopo la repressione del 2020 nei confronti dell’opposizione. La Bielorussia ha annunciato l’apertura di “negoziati” con Bruxelles per risolvere la crisi migratoria in corso ai confini dell’Ue, ma la Commissione europea ha solo menzionato “discussioni tecniche” con Minsk sul rimpatrio dei migranti nel loro Paese. La Commissione “terrà discussioni tecniche sul rimpatrio con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM, associata all’ONU) e la Bielorussia”, ha detto un portavoce dell’esecutivo Ue su Twitter, senza approfondire. “La Bielorussia deve dare accesso agli aiuti umanitari e dare rifugio ai migranti nel paese”, ha ribadito.

Per la seconda volta in tre giorni, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno parlato al telefono: “La cancelliera ha sottolineato la necessità di fornire aiuti umanitari e opzioni di rimpatrio per le persone interessate”, ha detto il portavoce della Merkel Steffen Seibert.

Rischio di una lunga crisi

Il ministro della difesa polacco, Mariusz Blaszczak, ha avvertito che la crisi “potrebbe durare per mesi, anche anni”. Prima ancora, le forze di sicurezza polacche avevano usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per respingere una folla di migranti che lanciava pietre contro di loro mentre cercava di attraversare il confine. Varsavia, così come gli altri due vicini europei della Bielorussia (Lituania e Lettonia), si rifiuta di accettare le migliaia di profughi che premono per entrare. Le guardie di frontiera polacche hanno detto martedì di aver registrato 161 tentativi di “attraversamento illegale”, compresi “due tentativi di attraversamento forzato”. Al check point di Kuznica, nella Polonia orientale, Valerie Gauriat monitora la situazione: “I recenti sviluppi alla frontiera con la Bielorussia stanno aumentando le aspettative sul lato polacco.

Il fatto che centinaia di migranti siano stati portati fuori dai campi di fortuna in un enorme edificio al confine bielorusso per un po’ più di calore e comfort è visto come un relativo segno di buona volontà da parte del presidente bielorusso Alexander Lukashenko. E così anche per la sua telefonata di mercoledì con la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, nella quale si è parlato di aiuti umanitari per i rifugiati al confine bielorusso. C’è molto scetticismo, però, sulle intenzioni di Lukashenko di disinnescare la crisi: lo stato di emergenza (in Polonia) dovrebbe terminare alla fine del mese, in meno di due settimane, ed è difficile credere che i parlamentari polacchi siano tentati di allentarlo, soprattutto dopo la dichiarazione del ministro della Difesa polacco secondo il quale il conflitto è destinato a durare per mesi e mesi”.

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