Europa, nel dopo-Merkel l’asse Roma – Parigi destinata a sostituire il monopolio franco-tedesco

Dopo l’uscita di scena della Merkel. protagonista di un incontrastato  regno tedesco ed europeo durato oltre 15 anni, gli equiibri anche in Europa sembrano destinati a cambiare. L’asse franco-tedesca, che fin dai tempi di  De Gaulle – Adenauer ha dominato in Europa, fino ai giorni nostri, una volta uscita di scena la cancelliera di ferro sembra potersi sgretolare, E Macron guarda con interesse verso l’Italia di Mattarella, Draghi e Letta.

In Francia, contrariamente a tradizioni consolidate che vedono i politici e la stampa transalpina abbastanza ostili nei nostri confronti, soprattutto ai tempi dei governi Berlusconi, adesso si sponsorizza «un nuovo asse forte con Macron per rilanciare l’Europa». Questo il titolo del Figaro nei giorni scorsi, in un approfondimento su 3 pagine dedicato alla «rivoluzione Draghi» e al modo in cui «ha ridato lustro durevole al blasone italiano».

Fra il presidente Emmanuel Macron e il premier Mario Draghi, «l’intesa è perfetta», si può leggere, anche perché «condividono un centrismo liberale pragmatico, al di là dei partiti». Un approccio, questo, che potrebbe essere meno nel Dna della coalizione semaforo che si profila in Germania. Da parte sua, il quotidiano francese delle sfere economiche, “Les Echos”, ha pubblicato un’ampia analisi intitolata: «Come l’Italia ha ritrovato il gusto dell’avvenire con Mario Draghi».

L’interesse per l’Italia avanza pure nella classe politica francese, più disposta che mai a citare il Bel Paese come termine positivo di paragone. Si pensi alle lodi del guardasigilli Éric Dupond-Moretti verso la collega italiana Marta Cartabia, sullo sfondo della svolta di Parigi nello spinoso nodo degli ex terroristi italiani degli Anni di piombo a lungo protetti in Francia: un simbolo forte, nell’insieme, della ritrovata cooperazione fra Roma e Parigi. Non a caso, dopo un prolungato stallo, sarebbe in dirittura d’arrivo la preparazione del Trattato del Quirinale proposto da Macron a Roma proprio per promuovere le potenzialità dell’asse italo-francese, sul modello del Trattato dell’Eliseo fra Parigi e Berlino.

Molto importante in questa fase è certo la stima reciproca fra i leader al timone. Basti pensare ai frequenti e approfonditi scambi fra Draghi e Macron, o all’accoglienza eccellente riservata al presidente Sergio Mattarella nella sua ultima visita di Stato a Parigi. Senza dimenticare le non rare attestazioni di stima in Francia verso il leader di partito uscito vincitore dalle ultime Amministrative in Italia, Enrico Letta, che proprio a Parigi è rimasto fino allo scorso inverno alla testa della Scuola d’Affari internazionali di Sciences Po, università semi-pubblica inclusa fra le prime fucine della classe dirigente transalpina.

Infine è  sintomatica pure l’insistenza odierna di non pochi intellettuali e osservatori transalpini sul collante di fondo delle affinità culturali. Insomma, il redivivo tema delle «sorelle latine»: un’espressione che continua ad aver corso oltralpe per riassumere il legame speciale, sul piano storico e degli scambi demografici, culturali e religiosi, fra i due maggiori Paesi europei di matrice latina.

Sulla base di questi presupposti un semplice ragionamento logico  ci porta a concludere che l’asse Roma – Parigi possa essere il solo destinato a ispirare nei prossimi anni la politica europea. La Brexit ha tolto di mezzo la Gran Bretagna, la Germania è in crisi politica ed anche in parte economica nel dopo Merkel, e con sè porta l’esclusione dei suoi paesi satelliti, sostenitori delle politiche europee merkeliane. La Spagna non sembra in grado di avere ancora un peso rilevante in Europa, gli altri Paesi sono sostanzialmente ininfluenti, anche se non si può sottovalutare un crescente peso dei paesi dell’Europa dell’Est e dei Balcani.

Speriamo che il prestigio che Draghi si è conquistato in ambito internazionale e che fa prevedere in molti ambienti mondiali ed europei che sia lui il vero erede della Merkel, contribuisca a realizzare un maggiore e rilevante peso del nostro Paese in Europa, anche per dare una smossa e una scossa alle politiche deficitarie in tema di accoglienza e di distribuzione dei migranti, che finora hanno penalizzato soprattutto l’Italia.

PAOLO PADOIN

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