Macron per 6 mesi alla guida dell’Europa. L’Italia ci perde o ci guadagna?

A mezzanotte del nuovo anno la Tour Eiffel e il palazzo dell’Eliseo si sono illuminati di blu, il colore dell’Europa. La Francia ha celebrato così l’inizio della presidenza di turno del Consiglio dell’Ue con la consueta enfasi nazionalista.

Si tratta di un appuntamento cruciale per Emmanuel Macron, in vista della sua possibile rielezione, ma avrà conseguenze anche per l’Italia. Nel messaggio tv ai francesi il presidente ha ribadito le sue ambizioni: «il 2022 deve essere l’anno della svolta per l’Europa». Con il motto Relance, puissance, appartenance, ovvero rilancio, potere e appartenenza, la Francia punta a rafforzare la difesa comune europea, ad accelerare sulla riforma del Patto di Stabilità, far approvare la direttiva sul salario minimo e dare nuovo slancio alle politiche climatiche dell’Unione. Macron assume il ruolo istituzionale nel mezzo della campagna per le presidenziali di aprile.

La priorità francese, condivisa con Draghi, è una riforma del Patto di Stabilità meno dura per i Paesi indebitati. L’obiettivo politico contro i nazionalisti è rilanciare la Ue affinché diventi «sovrana e libera nelle proprie scelte».

Sono previsti in Francia circa 400 eventi legati all’Ue, fra vertici, conferenze, eventi pubblici. Si parte la prossima settimana con la visita dell’intera Commissione europea a Parigi, dove l’organismo guidato da Ursula Von der Leyen incontrerà Macron e il governo di Jean Castex. Covid permettendo, i vertici dei ministri della Difesa e degli Esteri si riuniranno a metà mese a Brest e Amiens, la città di Macron, e poi un fitto calendario porterà i ministri Ue a riunirsi da Lille a Marsiglia, da Grenoble a Tolosa. Atteso il discorso del capo di Stato davanti al Parlamento europeo di Strasburgo il 19 gennaio: ribadirà l’urgenza di costruire l’Europa come potenza.

Queste le intenzioni di Macron, per consolidare la grandeur francese in seno all’Europa. Ma quali sono rischi e vantaggi per l’Italia? Notiamo innanzitutto che il recente Trattato del Quirinale, magnificato in ossequio all’esaltazione di Mattarella imperante in Italia nell’ultimi mesi, non servirà a molto a questo fine.

MIGRANTI – Il pericolo per l’Italia viene dalla gestione per i migranti. In conferenza stampa Macron ha sottolineato la necessità dell’Unione europea di creare un meccanismo di risposta alle emergenze migratorie, da attivare quando le frontiere esterne sono minacciate. Occorre strutturare un meccanismo di emergenza e rinforzare le forze dell’ordine nazionali quando necessario: «un’Europa sovrana è per me soprattutto un’Europa capace di controllare le sue frontiere. Quando uno Stato membro deve improvvisamente far fronte a una crisi che richiede di rafforzare il controllo alle frontiere esterne della nostra Unione come abbiamo visto ancora una volta recentemente, deve poter contare sull’appoggio completo di Frontex». Poi Macron ha evocato la necessità per ciascun Stato membro di avere il rinforzo solidale da parte degli altri Paesi in termini di forze polizia, gendarmi ed equipaggiamento.

Questo in teoria perché abbiamo invece constatato, che, nel periodo finale del 2021, che i vertici Ue – pur di evitare una riforma del Trattato di Dublino invocata dall’Italia, ma pericolosa per Macron in vista del voto per l’Eliseo – le limitate modifiche al trattato di Dublino avanzate a suo tempo sono state provvisoriamente riposte nel cassetto.  L”eventuale modifica delle regole che c’impediscono sia di chiudere i nostri confini marittimi, sia di redistribuire in Europa i migranti, vengono rinviate a non prima della prossima estate. Ovviamente sia il rinvio, sia la modifica di Schengen rispondono all’esigenza di favorire Macron, che sui migranti si gioca in patria la partita con le destre di Eric Zemmour e Marine Le Pen. Mentre la modifica di Dublino lo costringerebbe ad accettare nuove regole sulla redistribuzione, capaci di comprometterne la rielezione, l’opportunità di rispedire i gendarmi ai confini di Italia e Spagna, come viene permesso ora con la sospensione di Schengen, sostenuta proprio da Francia e Germania, saranno rivendute come grandi novità, che potrebbero venir applicate dal governo transalpino, ma anche da quello tedesco,  a ritmi serrati grazie al semestre di presidenza europea francese. Col risultato che l’Italia dovrà continuare a tenersi in casa tutti i clandestini sbarcati dall’Africa almeno fino a fine anno.

BILANCIO – Un fattore altamente positivo sembra poter essere l’accordo fra Draghi e Macron per riformare le regole di bilancio dell’Ue. Draghi e Macron lo hanno sostenuto nell’ editoriale che hanno firmato recentemente insieme sul Financial Times nel quale hanno insistito sulla necessità di una strategia di crescita dell’Ue per il prossimo decennio. I due presidenti hanno chiaramente espresso le  criticità da superare e su questo punto sosterranno insieme la lotta contro i paesi frugali, sostenuti dalla Germania, che sono contrari alle  modifiche: «Le regole sono troppo opache ed eccessivamente complesse: hanno limitato il campo d’azione dei Governi durante le crisi e sovraccaricato di responsabilità la politica monetaria», hanno detto Draghi e Macron.

In sostanza per l’Italia vantaggi e fattori negativi dovrebbero bilanciarsi, tanto più che la politica del Vaticano, l’indirizzo delle sinistre, l’azione incessante e prepotente delle Ong, molte sentenze della magistratura costringono sostanzialmente il nostro governo all’accoglienza indiscriminata e senza limiti. Prendiamo per buona, come una grande conquista, l’altra finalità perseguita da Macron, che va poi nella direzione del cambiamento che molti governi italiani hanno chiesto negli ultimi anni.

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